Liberalizzazioni: nice to have! … ma perchè?

il 10 gennaio scorso, non ho potuto vedere la puntata di Ballarò come mio solito: questioni di saturazione politica da parte della mia consorte.

Rubando il telecomando, con un po’ di zapping qui e là, ho fatto in tempo a intercettare Giovanni Floris che faceva una domanda a Giovanni Pitruzzella (ricordo ed è importante: è il Presidente dell’Autorità per la concorrenza e del mercato [http://24o.it/Y1JqL]):

[GF]  Ci dica, dal punto di vista della concretezza, perché gli italiani ci guadagnano (sulle liberalizzazioni, ndr); ci fa qualche esempio?

Però! faccio tra me, domanda diretta e senza sconti:  voglio proprio sentire la risposta.

Ma mentre Pitruzzella risponde -una risposta piena di termini- mi rendo conto che non mi è chiara e non capisco bene dove và a parare;  così mi distraggo e perdo il controllo del telecomando: per questa sera per me, fine di Ballarò.

Ci riprovo la sera dopo -da solo- utilizzando Youtube [http://www.youtube.com/watch?v=zNeu9YQpiN0#t=05m36s]

Quello che segue e’ la trascrizione dei due scambi tra Floris [GF] e Pitruzzella [GP]:

[GF]  Ci dica, dal punto di vista della concretezza, perché gli italiani ci guadagnano (sulle liberalizzazioni, ndr); ci fa qualche esempio?

[GP] I cittadini ci guadagnano perché con le liberalizzazioni, l’economia sarà appunto liberata da quelle incrostazioni, da quei parassitismi, da quei monopoli di cui, proprio qualche giorno fa parlava l’onorevole Di Pietro, che hanno come effetto quello di pesare, come costo, sui consumatori e che sotto certi punti di vista frenano l’economia.

Cioè la nostra economia ha dei tappi.

Se liberalizziamo, si mettono in moto anche delle energie, delle dinamiche, che possono produrre la crescita.

Quindi i benefici sono: meno prezzi, e più crescita economica.

A questo punto metto in pausa il filmato, lo rimando dall’inizio e capisco … che è meglio trascrivere il tutto. Lo  rileggo.  Due volte.

Lasciamo da parte le incrostazioni e concediamo il termine come licenza poetica; indubbiamente liberarsi da parassitismi e monopoli, è una cosa buona e giusta, anche se il termine monopolio non sembra perfettamente calzante.

Anche sui costi, bisognerebbe vedere caso per caso: taxi e benzina sono -in pratica- a prezzo imposto, quindi insinuare che la liberalizzazione permetterebbe di far calare i prezzi, mi pare un’azzardo.

Certo, in qualche caso funzionerebbe: pensiamo alle farmacie;  liberalizzare la vendita dei farmaci, porterebbe sicuramente all’arrivo -nelle grandi città- di qualche grande gruppo della distribuzione, con centinaia di mq dedicati alla vendita, acquisti all’ingrosso e prezzi più bassi di quelli praticati dal singolo negozio.

Sempre nelle grandi città, questo probabilmente comporterebbe anche la chiusura di un certo numero di farmacie, che non potrebbero più competere con la grande distribuzione;  di contro nei piccoli centri tutto rimarrebbe più o meno come prima, a parte alcuni casi di vero monopolio (unica farmacia nel raggio di 50km), che potrebbero essere risolti concedendo qualche licenza mirata.

Però, però … manca una cosa;  questi parassitismi e monopoli -per non parlare delle incrostazioni- frenano l’economia.  La nostra economia ha dei tappi.

To’, non me ero mai reso conto: i taxi contingentati frenano l’economia.    Ma forse ce l’ha con le banche!  no no, non sono all’ordine del giorno.

Dunque vediamo, quanti taxi liberati ci vogliono per fare una banca ?

Insomma, le caste dei tassisti e dei farmacisti, creano un tappo per l’economia.

Incredibile! ero sempre stato certo che l’economia derivasse principalmente dalla creazione di beni -e forse anche di servizi- da vendere per acquisire valuta dall’estero.
(naturalmente ci sono anche i beni e servizi creati e scambiati all’interno del paese, ma la differenza tra i due tipi ci porterebbe lontano … su questo tema esprimerò le mie sciocchezze un’altra volta)

Sarà, che non riesco a vedere la nostra attuale economia potente, ma imprigionata in una bottiglia chiusa da queste caste, compressa e pronta ad esplodere per rilanciare il paese. Mah!

E poi … fantastico!   Pitruzzella è un ex figlio dei fiori:  … si mettono in moto anche delle energie, delle dinamiche …, ci mancano solo le vibrazioni positive.

Fortuna che Floris aveva chiesto  “Ci dica, dal punto di vista della concretezza …”

Anche Floris si è accorto che la risposta è -come dire- un pò evasiva e vaporosa e -un po’ crudelmente- insiste in modo più stringente:

[GF]:  Facciamo degli esempi (e due! ndr): cosa cosa ci guadagnano gli italiani dal fatto che i negozi possano rimanere aperti anche di notte?

[GP]:  Certo, gli italiani -dall’esempio che lei ha fatto- intanto ci guadagnano una cosa: avranno quel servizio molto più flessibile.

Potranno andare a comprare ciò di cui hanno bisogno in qualsiasi momento, quando si trovano liberi.

Avranno un’offerta più articolata ed in generale -guardi- una flessibilità nella modalità di organizzazione, che innova nel sistema. (letteralmente, ndr)

Noi dobbiamo innovare, l’economia italiana è una economia che si è fermata; noi dobbiamo invece sviluppare innovazione … e un’altra cosa, su cui io credo che in questo momento bisogna fortemente richiamare l’attenzione: il merito.

Cioè questa è una società ingessata, quando si liberano -ad esempio- gli esercizi pubblici, chi è più bravo, chi riesce ad avere le idee migliori, delle idee più innovative, potrà essere ricompensato.

Non i privilegi, non le rendite costruite, bensì appunto l’innovazione che premia il merito.

Questi sono fatti veri.

Ohimè, se questi sono fatti veri, posso solo immaginare come siano i fatti falsi!

Al di là della sintassi -che si sà- quando si parla non è mai completamente sotto controllo, Pitruzzella ci fa immediatamente notare che il  vantaggio che ha un cittadino dall’avere negozi aperti anche di notte,  è quello di poter andare a fare la spesa quando gli và (ma davvero?), un’offerta più articolata (ma in che senso?), una flessibilità nella modalità di organizzazione, che innova nel sistema.    ma … che diavolo sta dicendo?

Poi il colpo da maestro:  noi dobbiamo innovare!

Eccola, la parola magica;  dire che bisogna innovare, è una cosa che non stona mai;   ed insiste: l’economia si è fermata e noi invece dobbiamo sviluppare innovazione.

Sviluppare innovazione? ma che vuol dire?

forse, voleva dire che dobbiamo STUDIARE come innovare i processi nella nostra industria, nella professioni e nei servizi  ALLO SCOPO di renderli più efficienti ed efficaci e QUINDI di migliorare qualità (costo/beneficio) per tutti i fruitori, forse.

forse, voleva dire che dobbiamo avere nuove idee da mettere in pratica, sviluppare nuovi prodotti, scoprire nuovi mercati, nuove esigenze non ancora coperte da altri …  forse.

Ma ormai Pitruzzella è lanciato e non si fa sfuggire la seconda pallottola d’argento di questo periodo: il merito!

Ed in un volo pindarico, senza nessuna base, né riscontro -almeno in Italia, non negli ultimi 150 anni- dichiara che:

chi è più bravo, chi riesce ad avere le idee migliori, delle idee più innovative, potrà essere ricompensato!

Interessante, e quand’è di preciso che siamo emigrati su Marte?  non me ne ero mica accorto.

Poi un po’ di bastone:  Non i privilegi, non le rendite costruite

Un attimo Pitruzzella, scusi, in che senso no alle rendite costruite? non ci si può più impegnare negli anni e con onesto lavoro a costruirsi una posizione e magari una rendita ?

Ma forse voleva dire, “no alle rendite immeritate, dovute ad elementi e fatti che nulla hanno a che vedere con il proprio impegno”, forse.

E poi la ciliegia sulla torta: in un’unica affermazione le due pallottole d’argento:

“bensì appunto l’innovazione che premia il merito”

 

Grande! peccato che non abbia significato semantico, ma è un dettaglio, vista la chiusura:

Questi sono fatti veri!

E con questo, me ne sono andato a dormire … male.

 

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