Monti, il posto fisso e l’approccio al Lavoro


Il Lavoro è un’argomento molto delicato da trattare, anche per una persona come Monti (io posso perchè scrivo sul mio blog).
Effettivamente la sua ultima uscita su questo argomento può essere presa male (vedi l’articolo sul Fatto Quotidiano), ma la logica nelle sue parole “I giovani devono abituarsi all’idea che non avranno un posto fisso per tutta la vita” c’è tutta.
I discorsi da fare sarebbero molti e con molti distinguo; per giunta io non sono un esperto di Lavoro, ma per tanti anni -in qualche modo- ne ho inventato per me e per gli altri; quindi un paio di idee sull’argomento mi sento di poterle mettere sul tavolo. Sono soltanto idee, non un piano di Governo: non sono pagato per farne uno. Ma sulle idee, magari si può ragionare.
A mio parere (naturalmente modesto parere) l’approccio che abbiamo al Lavoro è una delle ragioni della nostra crisi; sicuramente non non la prima, ma la nostra visione del Lavoro è stata sicuramente una delle cause del declino.
Tanto per non dimenticarle, esprimo al volo quelle che reputo le due cause più importanti della crisi attuale (almeno di quella italiana); sproloquierò su queste un’altra volta:

I) la mediocrità, gli errori e le frodi nella gestione della spesa pubblica;

II) la libertà -immeritata ed assurdamente dannosa- di una finanza libera di essere alla regia della nostra economia e del nostro Paese, invece di essere al massimo un aiuto operatore;

Sul Lavoro, dunque.
E’ difficilissimo, in un mercato globale come quello attuale, creare e mantenere vive le occasioni di Lavoro in un Paese occidentale e per noi italiani è ancora più difficile, perchè per tanti anni il lavoro è stato visto sempre in modo negativo e con stereotipi del tipo

Lavoratore=sfruttato; Imprenditore=sfruttatore

che questo fosse vero in alcuni contesti, non si può negare; ma è anche vero che questa visione è stata propagandata anche quando la realtà era differente e questo approccio ci ha viziato la vita.
In ogni caso oggi dobbiamo cambiare atteggiamento; abbiamo bisogno di creare Lavoro e non solo di flessibilità: la flessibilitàsenza lavoro diventa facilmente precarietà, e spesso sfruttamento … e qui sì, che bisogna stare attenti.
A mia esperienza, l’unica possibilità per creare il Lavoro è che questo sia vero, necessario, fondato su basi reali.

Dal mio punto di vista, ci sono due tipologie di lavoro:
1] quello che opera all’interno dei confini: prodotti, servizi dedicati al mercato interno;
2] quello che opera con l’esterno; quest’ultimo a sua volta lo vedo distinto in due flussi:
2.1] quello dedicato agli stranieri che vengono in Italia: turismo/intrattenimento;
2.2] quello che và verso i Paesi esteri: prodotti e servizi;
Sono naturalmente tutti e tre ambiti necessari ed importanti, ma dentro di me credo che non possiamo fare a meno dei punti 2.1 e 2.2.

Da queste premesse io penso che i posti di lavoro veri:
i) non si creano con leggi o impostazioni di governo;
ii) non si creano (solo) con le opere pubbliche;
iii) devono essere quanto piu’ possibile “nuovi”: non si creano veri posti di lavoro e non si cresce, liberando i posti gia’ occupati, magari con le pensioni anticipate;
iv) si creano a fronte di nuovo lavoro: nuove aziende e/o nuovi prodotti;
vanno quindi incentivati gli inventori di nuovi prodotti tecnologici e/o a basso costo di riproduzione: ad es il software;
v) vanno incentivati i giovani (entro i 35 anni), in modo che creino aziende di prodotto; se vengono create nuove aziende, si creano posti di lavoro; se vengono creati nuovi prodotti validi sul mercato, si aumentano i posti gia’ creati;
vi) tanti giovani e tante aziende falliranno; non si deve biasimare chi ha fallito, perchè la cosa non è completamente negativa; alcuni di questi capiranno che fare l’imprenditore forse non fà per loro; alcuni capiranno che per fare l’imprenditore, devono ancora imparare alcune cose; alcuni avranno capito dove hanno sbagliato e ci riproveranno; tutti avranno imparato molto e come imprenditori o come dipendenti, questa esperienza -cioè questo valore- verrà portata di nuovo in campo.
vii) le aziende dovrebbero avere come principale obiettivo, quello di vendere (anche) all’estero. Dovrebbero esserci sgravi fiscali, per il reddito proveniente dalle vendite all’estero: a parità di fatturato, questi redditi per il Paese rappresentano una ricchezza di maggior valore.
viii) Per abbattere i rischi:
– i giovani imprenditori, dovrebbero essere seguiti da imprenditori senior;
– le aziende (tutte) dovrebbero essere supportate realmente per la vendita all’estero; si dovranno studiare -e non copiare- altri modelli nazionali che hanno avuto successo: ad es. il modello giapponese;
ix) l’obiettivo e’ creare il lavoro che potrà creare i posti di lavoro; se i prodotti saranno di successo, questo creerà ricchezza per chi produce e per il Paese;

A corollario della voce lavoro, e visto che scrivo sul mio blog, mi permetto anche un paio di punti sulla scuola:
– deve essere pesantemente finanziata;
– deve educare all’indipendenza, alla creatività, all’assunzione delle proprie responsabilità’;
– deve rendere le persone coscienti e fiduciose delle proprie capacità, piccole o grandi che siano;
– deve comprendere una esperienza all’estero della durata minima di un anno per tutti;
– deve poter incentivare il talento, nelle aree in cui è presente;
– deve insegnare ad essere cittadini prima di tutto del mondo, solo dopo anche cittadini italiani;

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