Quando arriva il questionario (ISTAT)?

ISTAT ha fatto partire il 3 settembre scorso il censimento industria e servizi; il tutto è iniziato con l’invio tramite posta del questionario.

Ora, si potrebbe già arguire che, avendo le aziende dovuto attivare la PEC, sarebbe stata una cosa intelligente ed economica, cercare di sfruttare questo mezzo almeno dove possibile.

Ma tant’è; ed in prima battuta, vai con la consegna tramite corriere! [ndr: non so chi abbiano scelto per questo servizio, ma sono sicuro che sarà stato contento … almeno lui]

La cosa meno intuibile è che a fronte di mancate consegne da parte del Corriere, l’ISTAT non sia data per vinta ed abbia ripetuto l’invio tramite raccomandata A/R!!!

Anche qui la logica sembra difettare: ma cosa avrà mai raccontato ad ISTAT, il Corriere che non è riuscito a consegnare il questionario? Deve essere stata una storia che ha convinto ISTAT a ritentare la consegna tramite i servizi di Poste [le quali anche loro ringraziano]

Naturalmente, la raccomandata non è mai arrivata.

E allora, come abbiamo fatto a sapere tutto ciò?

Beh, oggi è arrivata una semplice email dalla camera di commercio [di Roma in questo caso, ndr]; nella email si comunicano una userid ed una pasword oltre ad una URL nella quale inserire il codice di accesso appena consegnato; nessuna altra spiegazione; uno stile molto simile ad una email di SPAM/fishing.

Ad onor del vero era anche presente un nome ed un telefono (urbano) a cui si poter fare riferimento per chiarimenti: ne viene fuori la storia sopra riportata.

Dalla telefonata ne ricaviamo anche un’altra informazione: il perché la consegna non sia riuscita né al Corriere né alle Poste.

Facile. L’indirizzo utilizzato per inviare il questionario all’azienda, era quello presente nelle banche dati ISTAT relative al censimento precedente.
Il fatto che fossero passati 10 anni circa non deve aver messo pensiero agli operativi ISTAT:
perché mai uno dovrebbe aggiornare i propri dati, magari con quelli della camera di commercio, dove obligatoriamente le aziende comunicano ogni variazione del loro stato?

Posso solo immaginare il numero di mancate consegne, la perdita di tempo e gli inutili costi aggiunti.
Non ce l’ho con l’ISTAT, perché in realtà questo è l’approccio ed il modo di funzionare dell’intero Paese ed inizio ad essere stanco di prendermela per ogni singolo episodio del genere.

Non credo che ci siamo fermati sull’orlo di un burrone; è da un bel pezzo che abbiamo superato quel limite e siamo in caduta libera.
Io continuo a pensare che possiamo solo auspicare un outsourcing governativo.
Inviti alla gara per: Germania, Israele, Finlandia e Singapore.

 

Buon proseguimento

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